Diventeremo - o siamo diventati - tutti trasparenti? E ci va bene così? Certe domande possono avere anche una portata più lunga del contesto in cui sono fatte. Per esempio, puoi fare la critica di Google e non renderti conto che stai dimenticando i cattivi di qualche telco che possono spiare anche la portinaia. Eppure, che qualcuno punti il dito sul lato oscuro del Grande Motore, che nasca l’opposizione a Google non è male (e non faremo certo noi confusione: Google e Telco sono fenomeni diversi).
Certe denunce sono un guaio, perché non si sa mai quando si muovono sul piano di realtà e quando poi lo abbandonano per avventurarsi dentro le supposizioni. Però questo video , realizzato da due studenti tedeschi - Ozan Halici e Guenther Mayer - è la prima, vera, organica risposta in forma di manifesto politico al video Epic 2014. Epic è l’apologia di Google, che ormai viene citata ad ogni occasione per esaltare la gemetrica potenza del motore nell’assicurare un grande avvenire a utenti e media, posta la condizione che si lascino ingoiare dalla macchina dell’informazione creata da Brin e Page.
Insomma il video di Halici e Mayer è il segno che l’attenzione critica e politica (sì, vi sono siti contro Google, come GoogleWatch) sta crescendo sempre più. E poiché non è obbligatorio conoscere l’inglese, prima di andare oltre con il discorso diamo qui un sunto dei 3 minuti e spiccioli di quel filmato - ovviamente non è una traduzione letterale, ma, come dicevano i professori di latino, “a senso”.
Gli autori cominciano presentando l’attrezzo del burattinaio, dove i burattini sono i media, e ci dicono che Google controlla tutte le fonti di informazione e ne regola la distribuzione. Ciò è stato reso possibile dalla potenza dell’algoritmo messo a punto da Brin e Page e dalla visione di business di Eric Schmidt, amministratore delegato di Google. Il controllo del comportamento on line degli utenti conferisce a Google la capacità di gestire e organizzare immense masse di dati relativi alla vita e al comportamento on line delle persone ma anche sulla loro vita privata, ciò che ne fa un mezzo onnipotente.
Secondo un ex agente della Cia - continuano i due autori - Google, che indicizza ogni singola mail che noi mandiamo, collabora con le agenzie governative per la sicurezza e con la stessa Central Intelligence Agency. Il motore sarebbe coinvolto anche in ricerche sulla biologia molecolare e si avvierebbe (i condizionali sono nostri, gli autori usano l’indicativo presente) ad essere un immenso data base della vita individuale prima che collettiva. Per questo motivo le “nostre vite sono diventate trasparenti”. E la domanda finale (pesantemente ironica): Google si preoccupa della nostra privacy?
Si possono fare molte obiezioni a questo video: che non c’è uno straccio di prova per certe affermazioni, che perfino i toni di voce sono ispirati all’apocalittico più catastrofista, che si procede per associazioni mentali leggermente paranoidi. Si può citare Google, che ha sempre spiegato che l’indicizzazione dei dati non è mai associata ad alcuna identità personale. Si può infine portare, contro il video, l’argomento “benaltrista” che noi stessi abbiamo avanzato in apertura di pezzo: perché preoccuparsi di Google, se ogni disgraziato di tecnico telefonico addetto può venderci al primo malintenzionato?
Ma nonostante tutto un fatto resta: che certe obiezioni mosse a Google sono tecnologicamente e politicamente pertinenti. Soprattutto quelle relativa alla totale opacità del trattamento dei dati utente, così come sono opachi i processi di aggiudicazione della pubblicità su base d’asta e la reportistica sui risultati. Google ha sempre opposto ad ogni richiesta in materia il segreto industriale sul proprio algoritmo.
Dire questo non significa “odiare” Google. Semmai equivale a ristabilire la vigenza del metodo critico che non fa sconti e non mitizza nessuno. Per anni abbiamo detto peste e corna di Microsoft perché “trasmetteva i dati degli utenti” a se stessa. Oggi abbiamo a che fare con una macchina che nella sua geniale potenza potrebbe, se usata male, provocare sconquassi ben maggiori di quelli mai accaduti a causa di Bill Gates.
Porre la domanda è pertinente: non è venuto il momento che vi sia più pubblicità per certe procedure?
Post Scriptum multiplo:
p.s.1 Sul piano pratico chi scrive ritiene che essere trasparenti sia l’unica soluzione per proteggere la privacy. Se vogliono perseguitarti per i tuoi orientamenti sessuali, sbandierali e siine orgoglioso. Ma il mondo non è così semplice: esistono il potere, ed esistono le dittature.
p.s. 2 Il sottoscritto usa tutti i servizi principali di Google. Crede nella trasparenza come forma di vita contemporanea.
p.s. 3 Ad onore di Google, il video dei due tedeschi è pubblicato su YouTube, azienda di proprietà della stessa azienda di Mountain View (Certo, su YouTube tutti mettono cio’ che vogliono, ma diciamo che non è infrequente che i video vengano rimossi per qualche questione legale o di altra genesi).
p.s. 4 Il sito dei due studenti è questo
(dal blog di Vittorio Zambardino)
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